Di folletti e notti magiche

Questo Natale mia madre mi ha regalato questo stupendo folletto. Non lo sapevo, ma a quanto pare è un must! E niente, adesso fa parte della famiglia.

A dire il vero sembra un regalo fatto apposta perché proprio quest’anno ho avuto un’esperienza con un “folletto” alcuni mesi fa.

Vi racconto come è andata.

A marzo mi ritrovai ricoverata all’improvviso per forti mal di testa. Dopo quattro giorni di ricerche varie, trovarono lo stronzo, un aneurisma nei pressi del nervo ottico. Ok. Procediamo. Mi portarono in un altro ospedale dove attesi l’operazione in una stanza tutta per me. Non stavo benissimo, ma mi resi conto di essere nei pressi di una cucina per il chiacchiericcio continuo, e perché sentivo un meraviglioso profumo di caffè (che mi era stato vietato per ovvie ragioni).

Mi operarono il mattino dopo, e al risveglio mi ritrovai in una stanza diversa in compagnia di una signora anziana, ma sempre con quel meraviglioso profumo di caffè che iniziavo a desiderare follemente.

Non potevamo muoverci dal letto. Eravamo allettate entrambe e assistite da operatori OSS per quasi tutto.

Una mattina, Sara e il collega, vennero a farci il “bagnetto” e sistemarci il letto. Quel giorno però Sara era arrabbiata.

«Se metto mano a quel folletto…» diceva al collega.

«Ma smettila» replicava quello, «tu sei fissata.»

Ma lei continuava a lamentarsi. Allora, incuriosita, le chiesi che cosa la disturbasse tanto e lei mi rispose: «c’è un folletto che la notte si diverte a rubare dalla dispensa della cucina.»

«Non c’è nessun folletto!» ribadì il collega mentre mi lavava le braccia (sembra bello detto così, lavata e curata come fossi una regina, ma la realtà è che in quel momento ti senti talmente inutile e fiacca che pure un organismo unicellulare è più attivo di te).

«E che cosa ruba?» le chiesi io.

«Patatine, merendine…tutto quello che trova» rispose e lanciò un’occhiataccia al collega, «e non dirmi che non è vero perché ho controllato anche ieri e mancavano dei pacchetti!»

Insomma, la discussione era divertente e la ascoltavo sorridendo all’idea che qualcuno in quel reparto di neuro-chirurgia, si aggirasse quatto, quatto a rubare pacchetti di patatine.

Sara e il collega finirono di farci belle e pulite, e ci lasciarono.

Stare allettata tutto il giorno nonostante ti senta in piena forma è orribile. E quel aroma di caffè mi innervosiva ancora di più. Volevo alzarmi e andare in quelle cucine e chiederne un goccino. Anche piccolino.

Anche la notte era una noia totale. Avevo scaricato la app di Audible per ascoltare qualcosa, ma alla fine mollai anche quella.

Quel giorno però, verso mezzanotte, successe qualcosa.

Avevano spento le luci nel corridoio, e c’era un silenzio assoluto quando, a un certo punto, sentii dei rumori. Mi girai verso l’ingresso e rimasi immobile. Un altro rumore, e quel punto mi sedetti sul letto e ascoltai più attentamente.

Non riuscivo a vedere granché perché qualcuno aveva socchiuso la nostra porta, ma sentivo chiaramente dei passi e dei rumori come se accartocciassero della carta. Poi, all’improvviso, vidi un’ombra passare proprio davanti alla porta della nostra stanza. Era una persona e teneva tra le braccia della roba.

Il folletto! Pensai tra me. Ovviamente sapevo che non era un folletto vero, ma era comunque la stessa persona che aveva pensato Sara, la OSS.

Rimasi tutta la notte a pensarci. Mi era pure passato il sonno. Immaginai delle storie fantastiche su folletti e umani che la notte popolavano posti segreti in quel ospedale. Insomma, fantasticavo in preda a chissà quanta noia accumulata in quei giorni…

La mattina dopo, anziché Sara, trovai un’altra OSS, Debora. Le raccontai tutto quello che avevo sentito e visto, le dissi di Sara e del sospetto che ci fosse davvero qualcuno che lei aveva definito “folletto” perché si aggirava la notte e faceva sparire le cose dalla cucina.

«Ma cosa stai dicendo? Ma quale folletto? Sara ne dice di stupidaggini…» mi rispose mentre mi faceva un lavaggio su tutto il corpo.

«Guarda che l’ho visto! Sara aveva ragione! L’ho proprio visto coi miei occhi, usciva dalla vostra cucina e aveva dei pacchi tra le braccia! Erano sicuramente le patatine, o merendine…»

Debora mi guardava come fossi impazzita. «Scusa» mi disse, «ma da dove lo hai visto uscire esattamente?»

«Da lì. Dalla cucina.» Indicai la porta che si trovava proprio di fronte a quella della nostra stanza. Lei si girò a controllare.

«È uscito da lì?»

«Sì, è la vostra cucina no? Sento sempre il profumo quando fate il caffè.»

Lei scoppiò a ridere.

La guardai perplessa. Non mi credeva, era ovvio.

«Quella non è la porta della cucina!» disse ridendo, «è la porta del cesso!»

La sua risata rimbombava in tutta la stanza, ma io la guardavo seria.

«Il cesso? Ma no…non è possibile…»

«E tu sai chi hai visto? Hai visto il tizio della stanza accanto che usciva dal bagno con la carta igienica in mano!» Era piegata in due dal ridere. E alla fine cominciammo a ridere anch’io e la signora anziana.

Morale della favola: la cucina che pensavo di avere di fronte, in realtà c’era stata solo la prima volta che sono atterrata in quel reparto, nella zona androne. Poi, dopo l’operazione, mi hanno trasferita all’interno del reparto vero e proprio. Di fronte ai cessi.

E quel profumo di caffè, non è mai esistito.

Era soltanto nella mia mente, ma lo desideravo così tanto che pareva di sentirlo sul serio.

Le giornate successive, infatti, l’aroma scomparve.

8 pensieri riguardo “Di folletti e notti magiche

    1. Ciao Silvia, sto bene grazie. Mi è rimasto il ricordo di una bella avventura, nonostante tutto. Ho conosciuto tante persone deliziose, soprattutto le/gli OSS. Persone stupende! E dire che il periodo era davvero bruttino perché eravamo in “zona arancione” quindi c’era ovunque parecchia “fibrillazione” e malcontento comune. Il “chiacchiericcio” di cui parlo in realtà erano per lo più lamentele per i tanti disagi del momento. Un caos. Ma loro erano sempre cordiali e pronti a chiacchierare con te. Anche quando erano letteralmente distrutti.
      Grazie di essere passata, e a presto! ❤

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  1. Sei stata male, Mapy! E anche operata di aneurisma. Non ci posso credere! Sei stata assistita da personale OSS…TU???. Ma come mai? Quanti allenamenti facevi, per il tuo RUN?. Non oso pensare quanto ti sia pesato quanto è successo. Non oso pensare quanto ti costino limiti e allenamenti di altro tipo…..
    Ma se ne parli, forse stai intravvedendo luce, in fondo al tunnel. Come stai ora Mapy???…

    La mamma ti ha regalato un folletto per Natale, forse al profumo di caffè. Forse per dirti che i folletti non sono solamente ladruncoli. Ci sono anche folletti buoni…Lo può confermare il mio nipotino Oliver che lo sa! Il suo si chiama Happy…e dall’inizio dell’avvento non fa che girare per casa trovando nascondigli per non farsi trovare…ma solamente per lasciare segnali molto dolci del suo passaggio. A volte Oliver lo vede seduto allegramente in cima ad un mobile…che sorride scherzosamente. Tra loro c’è come una silenziosa intesa…

    Carissima, coraggio! Forse il RUN che ti viene richiesto ora è molto più impegnativo. Non so immaginare pazienza, resilienza, fiducia per conquistare qualcosa…solamente per TE e non per gli altri. Ora però, se devi CORRERE, lo devi fare in altro modo…e per TE STESSA!

    Forza Mapy, a Natale succedono sempre delle cose che ci riempiono di amore e pace. Lo dice il folletto di Oliver: Happy! Ti voglio bene.

    Nives

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    1. Nives, tranquilla, sto benone e a parte qualche mal di testa ogni tanto, il resto è perfetto. In effetti prima che mi accadesse tutto ciò mi stavo allenando e qualche volta ho rischiato sì perché se fosse scoppiato all’improvviso mentre correvo da sola magari non mi avrebbero trovato in tempo. Ma mi è andata bene, cioè, è andata proprio come doveva andare. 😅💪

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      1. Mapy cara….che bello sentirti! Raccolgo con tanto piacere i Tuoi auguri e il Tuo abbraccio pieno di gioia e affetto. Sono felice che stai “correndo” …”in tutti i sensi”! Sento tanta Vita ed Entusiasmo in questa notizia. Evvai Mapy!!! Un bacione.

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