Non solo romanzi rosa…

Ecco dov’ero sparita…

La Corsa in Rosa, manifestazione sportiva #noallaviolenzasulledonne

Un mese trascorso in mezzo alla bella gente, tra la voglia di fare e l’inseguimento di sogni… E ora però, si ritorna a scrivere. I miei due nuovi protagonisti chiedono udienza e presto li accontenterò.

You may say I’m a dreamer, but I’m not the only one

I hope someday you’ll join us, and the world will be as one

John Lennon

Giocando con la trama

Sto scrivendo il secondo libro, che in realtà doveva essere il primo, poi però è diventato il secondo, e se continuo così potrebbe essere soppiantato da un terzo (di cui ho anche buttato giù qualche accenno…). La trama del nuovo/secondo libro l’ho già creata, e avevo anche scritto ben 35.000 parole. Poi, mi sono accorta che mi stava annoiando. E allora ho ricominciato daccapo, e ho provato a guardarla sotto un altro punto di vista. Ma ancora niente, non mi convinceva. C’era qualcosa nella mia testa che mi bloccava.

Mi è stato insegnato che se si vuole cercare una trama per il proprio racconto, puoi prendere spunti ovunque intorno a te. Leggendo un quotidiano, curiosando sui social – che sono pieni di storie più di qualsiasi giornale – guardando un film, ricordando il sogno fatto la notte prima, il testo di una canzone… Ero piena di indizi, ma nonostante questo continuavo ad allontanarmi da quello che volevo scrivere. Il perché è semplice: è perché scrivo romanzi rosa, quindi, qualsiasi storia mi capita tra le mani, la devo trasformare in qualcosa di romantico, di sensuale, intrigante.

Ma in Italia il romanzo rosa è visto un po’ come il barbone che entra a un evento al Ritz senza essere stato invitato. E voglio vedere chi lo inviterebbe (io sì, ma significherebbe che sono tra quelle ricche già invitate all’evento…). In America e in Inghilterra, invece, le scrittrici di romanzi rosa sono viste alla stessa stregua di qualsiasi altro scrittore famoso. Sono ricercate, acclamate, e qualcuna addirittura osannata. Ovviamente è anche questione di fortuna, a parte di bravura. Ma questa differenza della critica nostrana, confrontata con quella estera, mi mette sempre a disagio quando vado a sviluppare la mia trama d’amore. Ma poi vedi quel libro sulla tua libreria…

La domanda che mi è nata spontanea è questa: che numeri fanno i romanzi rosa nel mercato mondiale della narrativa? Beh, la risposta era lì davanti a me, “Cinquanta sfumature di grigio” di E.L .James

L’amore e il sesso. Due soli ingredienti che messi a tavola risultano il piatto per eccellenza, da tre stelle Michelin. Ovviamente non deve mancare la salsa che lo rende così importante e che può essere di ogni tipo. Caratteri contrapposti, un terzo incomodo, un passato oscuro, una ferita sentimentale ancora aperta, un distacco improvviso, ecc.ecc. Ana e Christian sono un esempio perfetto di come il sesso, l’amore e i lati oscuri di ognuno di noi, possono diventare un best seller.

E quando quel mio disagio di cui parlavo sopra, diventa davvero fuorviante, e mi metto l’assillo del “ma questo romanzo rosa non sarà troppo rosa, o troppo spinto?” allora prendo come esempio la mitica E.L. James (pseudonimo di Erika Leonard) e mi controllo un po’ di cifre. Grazie a quel libro, e quelli che ne sono susseguiti, è stata inserita dal Time Magazine nella lista delle 100 persone più influenti nel mondo (fonte: wikipedia), giusto perché la signora con la saga della coppia più famosa – e attiva sessualmente – del mondo ha incassato nel 2015 (non oso pensare oggi…) una cifretta di circa 125 milioni di copie vendute. I tre film della sua saga erotica hanno incassato, invece, circa 1.3 milioni di dollari… Boh, vi ho detto tutto.

E ora, detto tutto questo – avevo bisogno di motivarmi – vado a giocare coi sentimenti dei miei due protagonisti. Presto svelerò cosa bolle in pentola.

Estratto Il caos nel mio Cuore

«Ciao, ci conosciamo?»

«No» rispose lei fissando il cocktail. «È buono quello?» gli chiese.

«È pazzesco!» esclamò l’uomo «Vuoi provarlo?».

«Sì!» esclamò tutta felice.

L’uomo fece cenno a uno dei baristi che si avvicinò subito. «Un altro Margarita rosa, per favore.»

Il pirata-barista fece volteggiare più volte la bottiglia di tequila e lo shaker al ritmo della musica creando fluide ed eleganti figure per aria e mentre Emma lo applaudiva come una bambina, lui le versò il drink nella coppa.

«Grazie!» disse lei e si voltò tutta raggiante per tornare al suo tavolo.

«Ehi, tutto qui? Non mi fai compagnia?» le chiese l’uomo.

Lei si girò. «Sì, sì. Ci vediamo dopo» rispose senza fermarsi.

«Ehi!» l’uomo si mosse verso di lei afferrandola per un braccio. «Ti ho offerto da bere, il minimo che puoi fare è stare qui con me e divertirci un po’, non sei d’accordo?»

Emma lo squadrò dalla testa ai piedi. «Non sono interessata, grazie.» Il suo sguardo non le piaceva per niente e puzzava, non aveva alcuna intenzione di stare con quell’uomo.

Il tizio non mollava la presa. «Avanti, fammi compagnia, sediamoci laggiù» le disse appoggiandole la mano sul fianco e invitandola a seguirlo.

Emma cercò di liberarsi, ma non voleva versare il Margarita e si bloccò. Alzò lo sguardo e lo fissò minacciosa. «Mi lasci per favore.» Il tizio non sembrava avere quella intenzione. «Mi lasci o mi metto a urlare» ringhiò a denti stretti sperando che a quel energumeno bastasse per lasciarla andare e non essere costretta a lanciargli in faccia il suo cocktail.

L’uomo la lasciò immediatamente, ma non era stata lei a convincerlo. Il tizio aveva sollevato lo sguardo oltre la sua testa. Lei seguì quello sguardo e si girò. Un uomo stava in piedi dietro di lei. Nonostante non riuscisse a metterlo bene a fuoco, Emma non poté non riconoscere quei due occhi azzurri che la fissavano.

«Oh no…» sospirò lei. Si era liberata di uno stronzo, e se n’era aggiunto un altro, Eric Hunter. Che diavolo ci faceva lì a Bournemouth?

«Posso?» disse lui prendendo il cocktail dalla sua mano. «Sei venuta quaggiù per provare nuovi alcolici, Emma Stewart?»

«La signorina è con me» disse l’uomo guardando Eric con aria seria, ma tenendosi a una certa distanza.

«Davvero? Vi ho disturbato forse?» Eric lanciò un’occhiata a Emma.

«No. Non lo conosco affatto» rispose lei.

Eric guardò l’uomo. Emma non lo sentì emettere nemmeno un suono, ma d’un tratto il tizio alzò una mano come per mandarli entrambi al diavolo e si allontanò. Poi, sul volto di Eric ritornò quel sorriso sornione che lo contraddistingueva. «Questo Margarita ha un bell’aspetto. Sarà anche buono?» lo assaggiò.

Emma si fiondò su di lui come una furia. «No! Non di nuovo!» urlò urtando il suo braccio, facendogli versare il cocktail addosso.

«Ehi!» Eric abbassò lo sguardo sulla macchia rosa stampata proprio al centro della sua camicia bianca.

«Ha visto cos’ha fatto?» sbottò lei indicando il bicchiere ormai vuoto.

«Cosa ho…?» Eric scosse la testa. «Tu sei incredibile»

«Se lei non avesse preso il mio Margarita, questo non sarebbe successo» lamentò lei strappandogli il bicchiere dalle mani.

«Emma Stewart, tu devi essere una punizione divina per la mia vita passata, vero?» sospirò lui piegando la testa da un lato e guardandola con un certo interesse.

«Lo stesso vale per me! Mi sta seguendo per caso? Qual è il suo vero lavoro? Lo stalker? Il maniaco?»

Alcune persone si girarono verso di loro, incuriosite.

«Abbassa la voce e soprattutto smettila di insultarmi» replicò lui infastidito. «E la devi smettere anche con l’alcol, se non sai reggerlo.»

«Non sono ubriaca!» gli diede una spinta, ma barcollò perdendo improvvisamente l’equilibrio.

D’istinto, Eric l’afferrò prima che cadesse a terra. «A meno che in questo momento non sia in atto un terremoto, sì, mi sembri decisamente ubriaca» asserì con tono annoiato.

«Metta giù le mani» sbottò Emma staccandosi da lui.

Eric la guardò serio. Molto serio.

Accorgendosi di essere stata un po’ troppo brusca, lei si sforzò di sorridere. «Va bene, forse ho bevuto un pochino» ammise.

«Che ci fai qui?» le chiese.

«Che ci fa lei qui.»

«Sei sola o con qualcuno?»

«Lei va da solo nei locali notturni?»

«Qual è il tuo tavolo? Ti accompagno.»

«Non ricordo…» Emma si voltò per cercare Lexi e Alex, ma le girava forte la testa e non capiva più niente.

«Qualcuno dovrebbe tenerti sotto controllo e riportarti a casa prima che tu possa farti del male.»

«È diventato anche un medico adesso? Perché si preoccupa sempre che le persone non si facciano del male?» Alzò gli occhi incontrando quelli seri di lui. «Comunque… non sono sola, sono in compagnia di un bellissimo ragazzo» disse sfoggiando un ampio sorriso.

«Buon per te, dovresti raggiungere questo bellissimo ragazzo, allora.»

«Certo! Ora lo raggiungo.» Diede un’altra occhiata in giro, ma niente, proprio non riusciva a vedere il tavolo.

«Qualche problema?» Eric le lanciò un’occhiata in tralice.

«Nessun problema» disse lei indispettita. «Il fatto è che… mi pare fosse… sì, da quella parte» indicò un punto.

«Mi sembra strano che il tuo tavolo si trovi proprio davanti ai bagni.»

«Ah! È dall’altra parte» indicò il punto opposto, ma era l’uscita del locale. Il disagio cominciò a impossessarsi di lei e con un gesto nervoso, prese a mordicchiarsi un’unghia.

«Senti, vieni con me. Facciamo un giro veloce e lo cerchiamo insieme.» Eric appoggiò la mano sulla sua schiena, invitandola a seguirlo, ma a quel contatto lei si divincolò piazzandosi davanti a lui.

«Vuole andare in giro conciato in quel modo?» lo derise indicando la macchia rosa sulla camicia.

«Hai qualche suggerimento in merito?»

«La tolga, no?» Incrociò le mani al petto, guardando Eric con aria maliziosa. «Stasera la gran parte delle persone qui sono mascherate, può far finta di essere un bel pirata anche lei, a torso nudo magari.» Fissò il suo petto. La camicia, bagnata dal Margarita, si era appiccicata al suo corpo, mettendo i suoi addominali in evidenza. Emma non riusciva a staccare gli occhi da quello spettacolo.

To be continued…

Cut Scene

Il Caos nel mio Cuore” , come già detto, ha diverse stesure e tagli. Proprio come nei film. Taglia e cuci, taglia e cuci…ho perso tanto di quel tempo… Comunque, questa che segue è una delle tante scene tagliate. Non era poi così male, ma a Emma scocciava rovinarsi il vestitino in piscina e allora…

***

«Quindi conosci Mark» disse Eric all’improvviso.

«L’ho conosciuto qui a Bournemouth » rispose lei.

«Da come vi ho visto parlare ho pensato che foste vecchi amici.»

Emma abbassò lo sguardo.

«Vai a correre con lui domattina?» continuò lui.

«Sì.»

«Perché vai a correre alle sei del mattino con qualcuno che conosci appena?»

«E perché no? È carino e anche molto simpatico.»

«Lo trovi carino?» I suoi occhi si accesero all’improvviso.

«Lo definirei un tipo affascinante» rispose lei.

Eric le sollevò il mento, costringendola a guardarlo. «Chi trovi affascinante? Quel ragazzino? Andiamo, potresti essere sua zia. O sua nonna…»

«Ma che razza di stron…»

«Mi stai dando dello stronzo?» la interruppe lui.

«E tu mi stai dando della vecchia?»

«Mark ha ventisette anni. È un ragazzino.»

«Tu ne hai quaranta e ti comporti come un bambino. O forse…» lo guardò con gli occhi in tralice, «sei geloso» disse con un sorriso soddisfatto.

Lui scoppiò a ridere. «Geloso! Ma andiamo…»

Emma lo fissava seria. 

«Stai cercando di stuzzicarmi, dolcezza? Pensi davvero che io sia geloso di quel bambino?»

«Sì, lo sei», rispose con uno sguardo di sfida.

La musica finì e lei si fermò. Stava per staccarsi, ma Eric la tenne stretta per i fianchi.

«Non sono geloso di lui» disse, «non può esserci alcuna competizione tra il sottoscritto e quel ragazzino.»

«Certo che no. Mark è giovane, energico e sembra anche molto agile.»

«Emma, ti stai addentrando in un campo minato. Stai attenta.»

«Hai proprio ragione» continuò lei ignorando il suo avvertimento, «non puoi competere con uno come lui.»

«Emma…stai cercando di provocarmi per qualche ragione?»

«Dico semplicemente la verità.»

Una strana luce trasparì improvvisamente negli occhi di lui e quel colore azzurro s’incupì.

Emma sentì un brivido scorrerle lungo la schiena. Forse aveva esagerato. Prima o poi doveva dire addio all’alcol, pensò.

Con uno scatto fulmineo, Eric la sollevò portandosela sulle spalle come fosse un sacco di patate.

Lei strabuzzò gli occhi. «Che diavolo stai facendo? Mettimi giù!» urlò.

Lentamente, con un sorriso beffardo tra le labbra, lui si avvicinò al bordo piscina.

«Non osare, Eric! Se mi butti in acqua giuro che te la faccio pagare!»

«Mi hai offeso in tutti i modi possibili, Emma Stewart, sin dal primo giorno…»

«Ero ubriaca! Sono ubriaca!» urlò dimenandosi come un’anguilla intrappolata in una nassa.

«Piccola, io ti avevo avvertito, non devi bere alcol se non lo sai reggere». Con un agile slancio si buttò in piscina. Emma si aggrappò a lui urlando.

Risaliti a galla, lo fissò, furiosa. «Ritiro quello che ho detto prima» borbottò, «il ragazzino non è Mark. Sei tu!»

Eric la spinse contro la parete della piscina, bloccandola col proprio corpo. «È una bella sensazione sentirsi un ragazzino…» disse spostandole delle ciocche bagnate dal viso.

Un fremito scosse Emma mentre  la sfiorava. Gli occhi di lui la fissavano silenziosi e quello sguardo penetrante cominciò a metterla in agitazione. Ubriaca a no, ne era attratta pericolosamente.

Lo sguardo di Eric si era soffermato sul suo decolté. I loro vestiti ormai inzuppati d’acqua, si erano incollati sulla loro pelle disegnandone ogni rilievo e curva da non lasciare niente all’immaginazione.

 Le mani di lui scivolarono sui suoi fianchi e li afferrò, attirandola a sé. «Potremmo fare come fanno i ragazzini» disse con un sorrisetto sornione.

«Gli stupidi?» gli chiese.

«Insolenti e smaliziati» sussurrò spingendosi col basso ventre contro quello di lei.

Emma provò a divincolarsi, ma senza riuscirci. Quel corpo sembrava irremovibile.

Lui si chinò ancora e le sfiorò la guancia con le labbra. Quel contatto la fece sobbalzare, il cuore cominciò a battere impazzito e rimase immobile, come il tempo, perché non riusciva più a percepire se passassero secondi o minuti.

«Che…che cosa stai…»

 Eric posò un dito sulle sue labbra. Poi si fece più vicino. Il suo respiro caldo e ritmato avvolgeva Emma procurandole una sensazione estremamente piacevole. L’acqua fresca della piscina non le bastava ad alleviare quel fuoco che sentiva tra le gambe che rischiavano di cedere da un momento all’altro. Chiuse gli occhi e attese le sue labbra, voleva sentirle, subito, prima di esplodere..

All’improvviso si sentì sollevare e spalancò gli occhi. Eric l’aveva messa a sedere sul bordo. Poi, si era appoggiato incrociando le braccia sulle gambe di lei e sorrise.

Emma lo guardò confusa. «Hai finito di giocare?» sbottò poi tutta rossa in volto.

«Mi fai passare sempre per quello stronzo» disse lui sorridendo divertito. Con uno slancio, si sedette sul bordo, accanto a lei. «Un po’, forse… lo sono davvero» sospirò guardando l’acqua sotto di lui. «Mi confondi, è questo il problema. E non mi piace.»

Potere del Motore di Ricerca, vieni a me!

Quando ho preso la decisione di scrivere un libro e auto-pubblicarlo, ho pensato “ma che ci vuole? Basta avere una storia da raccontare”.

Stavo partendo già col piede sbagliato, ma me ne resi conto mooolto dopo.

Vi risparmio tutto il travaglio dei primi tre capitoli, ma solo per adesso perché volevo parlare, invece, di uno dei tanti escamotage che ho usato davanti ai problemi incontrati strada facendo e come questo si sia poi rivelato quello adatto per una esordiente come me.

Come ho scritto nel mio post di presentazione, i protagonisti del mio romanzo, Emma e Eric, hanno viaggiato in lungo e in largo prima di approdare definitivamente a Londra. Il titolo del romanzo infatti, “Il caos nel mio cuore”, non l’ho scelto io, ma loro e con un sottotitolo da parte di Eric “ma vaffan…” che ho omesso perché quella destinazione non la trovavo carina…

Premesso che tutto questo è successo perché sin dall’inizio non avevo chiaro una trama e l’ho inventata mentre scrivevo, io non ho viaggiato granché e nei posti in cui sono stata – davvero pochi –  Londra non era tra questi. Non conosco niente dell’Inghilterra, a parte qualcosa del passato guardando Bridgerton, ma nemmeno Jules Verne conosceva le terre dove ha ambientato i suoi libri, eppure descriveva quei luoghi come se li avesse davvero visitati. E lui non aveva Google Map come me.  

Usare google map è stato divertente e istruttivo. Ho fatto catapultare Emma e Eric da Londra a Bournemouth (nel Dorset, sud Inghilterra) senza sapere niente di questa città. Tra l’altro dovevo costruire lì la casa di riposo Green Eden, piccolo teatro della storia, ma dove? E come sono le case di riposo in Inghilterra? Cercavo di tutto online, dalle case di riposo (tra le tante ho trovato questa: Abbeyfield House, locata a Plymouth, carinissima), alla città di Bournemouth, trovando informazioni importanti per la mia storia.

Bournemouth – foto da Bournemouth_official Instagram

Sono stata sull’Isola di Wight nella cui città di Cowes i primi di agosto organizzano la famosa Cowes Week, una tra le più antiche gare veliche. È qui che ho portato i protagonisti per un divertente fine settimana all’insegna di tanto rum e baci bollenti…

Ma prima di Wight c’è stata l’isola di Guernsey e poiché non conoscevo nemmeno questa piccola isola, ho guardato un film dedicato alla sua storia, “Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey”, molto bello e romantico, guardatelo.

Anche Brighton è stata teatro di qualche gitarella simpatica, ma il mare è stato il vero protagonista. La Wave Dancer, la barca a vela di Eric, ha fatto da cornice romantica per tutta la loro storia d’amore. Per trovarla è stato semplice, appena ho scritto “barche a vela” su google mi sono apparse delle tali meraviglie che mi sono ritrovata a invidiare Emma.

Questa è quella che ho scelto alla fine:

(foto dal sito Jeanneau.com ) Penso che me la comprerò, appena vinco al SuperEnalotto…

Anche in questo caso, grazie alle ricerche su Santo Google, ho imparato alcune cose sulle barche e il glossario sulla vela, che ho degnamente (credo) trasferito ai miei protagonisti.

Riguardo il passato di Eric, mi sono documentata soprattutto con un paio di film. Uno è il bellissimo “Fight Club” del 1999, con Brad Pitt e Edward Norton. Per chi non lo avesse visto (penso pochi) sappiate che è un film pazzesco e i due attori sono incredibili.

Un altro film che mi ha ispirato arriva invece dalla Germania intitolato “La febbre del cemento”, molto interessante, ve lo consiglio.  

Ringrazio Larry Page e Sergey Brin per questa loro illuminazione visionaria.

Quel File chiuso in un PC

Di solito teniamo i sogni chiusi in un cassetto, io li avevo chiusi in un PC. Tra l’altro nemmeno un portatile, bensì un antidiluviano computer fisso… Comunque, un giorno di circa due anni fa cercavo dei file e ho collegato questo PC fisso. Ci ho messo una settimana, ma alla fine sono riuscita ad accenderlo.

Tra le varie raccolte indifferenziate, mi cade casualmente l’occhio su una cartella “documenti privati Map”, quest’ultima parola sta per Mapy abbreviato all’ennesima potenza. Apro la cartella e inizio a scorrere una serie di file nominati così: incipit1.doc; incipit2.doc; incipit3.doc e romance_london.doc. Quest’ultimo mi incuriosisce e lo apro, cioè, ha una password di protezione, quindi…dopo tre giorni di tentativi, lo apro.

Il romanzo è ambientato a Londra, la protagonista è americana e giunge nella City grazie a un biglietto aereo regalato da un’amica al suo trentesimo compleanno.  La storia l’ho scritta circa quindici anni fa, ma rileggendola mi è venuto il batticuore e non per la storia in sé, bensì per la voglia di continuarla.

Ma non l’ho fatto. O meglio, mi sono messa a scrivere, ma un’altra storia.

Sono partita con una trama che si avvicinasse un po’ alla sottoscritta, pigra ma sportiva. La protagonista, Emma, una ragazza inglese sovrappeso che intraprende una dieta accompagnata da attività fisica, la corsa. Durante i suoi allenamenti avrebbe poi incontrato l’amore e via così… Peccato che dopo un paio di pagine scritte, trovo la pubblicità su Instagram del film “Brittany Runs a Marathon” (Brittany non si ferma più, in Italia). Perfetto, cancelliamo tutto.

Ci riprovo.  Questa volta Emma, sempre in sovrappeso, viene assunta come cuoca in una casa di riposo, la Green Eden, nel Dorset. Un bel problema per la sua dieta, ma non per il fisioterapista, suo collega nella casa, un bel ragazzo che ha tutta l’intenzione di aiutarla nell’attività fisica…eh eh eh… Ma all’improvviso, cambio ancora storia. Emma è americana, ancora in sovrappeso e sempre assunta come cuoca alla Green Eden, adesso il problema è il bellissimo boss che risulterebbe sposato con una stron… Non sono ancora contenta e dopo qualche mese riporto Emma a Londra, ma siccome si molla col fidanzato, la faccio trasferire nelle Isole Cayman, ma giusto il tempo di bere un cocktail caraibico e Emma finisce nuovamente a Londra. Questa volta, e ultima, lavorerà sempre alla Green Eden, ma come assistente personale del boss, Eric Hunter che eredita la casa di riposo. E qua finalmente lascio in pace i due personaggi e costruisco la trama (in verità, se davvero avessi costruito una buona trama sin dall’inizio, non avrei fatto tanti casini di giri…).

Il romanzo, “Il caos nel mio cuore” viene auto-pubblicato come ebook a fine aprile 2021 e qualche giorno dopo esce anche il cartaceo.  La gravidanza e il parto del mio primo figlio, vent’anni fa, sono durati molto meno e sono stati anche meno faticosi rispetto a quello che ho passato per questo libro, ma adesso il bello, come quando hai un figlio, è vederlo crescere…

La vita come in un romanzo

Benvenuti nel mio blog “La vita come in un romanzo”. Ammetto che questo titolo è un pochino fuorviante per chi lo legge perché, e ci tengo a precisarlo, io non ho assolutamente una vita del genere, come in un romanzo, intendo. Questo è il mio sogno, come lo è di tutti, immagino e visto che mi piace sognare…

Il mio nome è Maria Paola, ma per tutti – anche qui nel mondo dei blogger – sono Mapy. Dal 2005 ad oggi ho scritto diversi blog e tutti attualmente chiusi, tranne un paio che potete trovare qui: http://freereign.blog.kataweb.it/ e qui: http://mapycanrun.blogspot.com/ Per chi avesse voglia di conoscere qualcosa della vecchia me può curiosarci e farsi due risate.

Questo nuovo blog, a differenza dei precedenti, lo dedico alla mia nuova passione: la scrittura creativa. Quest’anno, mentre stavo in ospedale in attesa di un intervento chirurgico per un aneurisma nella mia testa, ho pubblicato il mio primo romanzo rosa “Il caos nel mio cuore” (in realtà il caos lo avevo in testa, ma vabbè…). Scrivere questa storia è stata una delle esperienze più belle che mi siano capitate nella vita. Ho sempre scritto o disegnato fumetti sin da bambina, ma solo adesso, a cinquantadue anni suonati, mi sono presa la briga o meglio, ho avuto l’audacia di scrivere qualcosa e pubblicarla. Auto-pubblicarla, per essere più precisi. Grazie alla Youcanprint infatti, ho auto-pubblicato il mio romanzo, avvalendomi anche dei loro servizi come l’editing e la correzione delle bozze. Ho scelto loro perché sono nel mercato ormai dal 2007, quindi affermati e molto professionali. Se siete curiosi di leggermi, potete trovare il mio romanzo sullo store della Youcanprint e nella gran parte degli store online, compreso Amazon, ovviamente. Potete trovare sia l’ebook che il formato cartaceo.

Attualmente sto frequentando un paio di corsi online sulla scrittura creativa con la scrittrice Sara Rattaro e sto scrivendo il mio secondo romanzo. Anche un terzo a dire il vero… forse pure un quarto… 😀

Per qualsiasi informazione o lamentela o quello che volete, potete scrivermi a questo indirizzo email: mariapasc.1969@gmail.com

Buona lettura!

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